27 aprile 2009

Anjhar - Cap.2

I numeri delle stanze di ogni ragazzo erano stati distribuiti quella stessa mattina, poco dopo gli esami, e la ragazzina che avevamo lasciato entrare in quell’anonimo mini appartamento dei dormitori, aveva deciso di trasferirvisi subito, senza alcuna perdita di tempo. Le sue valige avevano, dunque, cominciato ad arredare la stanza già da qualche ora e adesso che era tornata, sollevata per l’esito positivo degli esami, sebbene non avesse comunque avuto alcun dubbio, decise di sistemare i vestiti all’interno dell’armadio. Aperta la valigia, tirò fuori diverse paia di jeans, un paio di camicette e per il resto un insieme di magliette più o meno colorate, dall’aspetto piuttosto scialbo. Le piegò con cura, ben attenta ad occupare solo la propria metà di spazio, quindi si sedette sulla piccola sedia lì di fronte, le ante ancora aperte, e prese a fissare l’interno del mobile. I suoi pensieri vagavano da un’idea all’altra, distratti di continuo da ricordi vecchi e nuovi, e lo sguardo si fece vacuo, perso in una distrazione che l’accompagnava spesso. Solo dopo alcuni minuti, quando la serratura schioccò, si rese conto che qualcuno stava facendo il suo ingresso e sussultando si voltò verso la porta. Il cuore cominciò a batterle un po’ più veloce, ed il viso, fino a quel momento completamente rilassato, assunse un colore più pallido e un’aria più tesa, così come il resto del corpo. Stava per conoscere la sua Guida, che sarebbe rimasta in camera con lei per il resto dei tre anni successivi. Deglutì, quando finalmente dalla porta stava per affacciarsi qualcuno, e smise di respirare per qualche secondo, rischiando il soffocamento. Infine, finalmente Gabriel fece il suo ingresso.
Gli occhi del ragazzo, scuri ma in quel momento dotati di un’ostentata indifferenza, si posarono immediatamente su Natalie, senza nemmeno il tentativo di accennare un sorriso. Entrò all’interno della stanza, e richiuse la porta d’ingresso alle sue spalle, poco prima di mostrarsi perplesso alla vista dell’armadio già pieno a metà. <<..cia..>> il debole tentativo di saluto della ragazzina, fu smorzato presto dallo sbattere della seconda porta, quella della stanza da letto del ragazzo.
La fissò a lungo, sbattendo più volte le palpebre, dapprima stupita ed impreparata ad un simile comportamento, quindi rossa di rabbia. <<..potresti almeno presentarti, eh!>> esclamò quindi, e nelle sue parole si leggeva di già un forte risentimento. Dalla stanza da letto del ragazzo, però, non giunse nessuna risposta, escluso un forte sbuffare seguito dal silenzio più totale. La ragazzina ci provò di nuovo, stavolta con più garbo ed uno sforzo decisamente maggiore di mantenersi cortese <> di nuovo silenzio, poi un vago mormorio <>. Una presentazione che sembrava non bastarle. Tentando di mantenersi ancora tranquilla, si avvicinò alla sua porta <> esitò per qualche istante, indecisa su cosa dire, quindi, a seguito del silenzio insistente, fu lei stessa a sbuffare, portando lo sguardo al cielo. Serrò le labbra, decisa a non dire più una parola, e gettò a caso nell’armadio qualche altro vestito preso dalla valigia, tra cui una misera gonna stropicciata, che sembrava nuova, finché, arresasi alla scortesia del ragazzo, non tornò a sedersi sulla sedia di poco prima, fissando la stanza d’ingresso, vuota.

Quando Gabriel uscì finalmente dalla sua stanza, Natalie era già andata via da un pezzo, ricambiandolo con la stessa moneta da lui usata: nemmeno il minimo saluto.
Sollevato ma al tempo stesso ancora nervoso, il ragazzo diede ancora uno sguardo all’armadio, stavolta ben chiuso, senza curarsi di ordinare le sue cose, che sarebbero rimaste in disordine ma perlomeno al sicuro, nella sua stanza. Se c’era una cosa che odiava –ed in verità ce n’erano davvero tante- era che qualcuno mettesse mano ai suoi vestiti. Sbuffò, angustiato dal pensiero della convivenza con quella ragazzina, e borbottò qualcosa tra sé, stizzito alla sola idea. Se perlomeno avessero avuto la possibilità di scegliere i propri Allievi, non sarebbe stata una cosa poi tanto pesante. Invece il preside, Paul Wigner, da qualche anno aveva introdotto la scelta casuale delle coppie, dando il via ad una serie infinita di polemiche, ma anche mettendo fine ad altrettante discussioni che avevano visto protagonisti, negli anni precedenti, Guide che volevano lo stesso Allievo o viceversa, arrivando persino alle mani, e non in maniera poi tanto lieve.
Decise di uscire poco dopo, richiudendo la porta della stanza alle proprie spalle, con un gesto secco e deciso. Fu quando il rumore forte della serratura che scattava raggiunse le sue orecchie che si udì la sua voce imprecare per l’intero corridoio. Mordendosi il labbro inferiore, diede una spinta rassegnata alla porta ormai ben chiusa, e tentò, naturalmente senza alcun risultato, di riaprirla dalla maniglia senza l’uso della chiave. La porta lo osservava sorniona, ferma al suo posto, senza scostarsi minimamente in nessuna direzione. Nonostante il crescente nervosismo, comunque, il ragazzo parve concludere che fosse meglio chiedere una mano a qualcuno, che non sfondare la porta rischiando la sospensione immediata. Arresosi, cominciò a camminare lungo i corridoi rossicci della struttura dei dormitori, in direzione dell’ala dei Professori.

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