Una lenta agonia velata di singhiozzi non rari. Gli occhi ancora struccati, perchè la
pena non si copre con il trucco, ed anch'esso, stanco e triste, si sente inutile e privo di
senso. Non ha più nessuno a cui mostrarsi.
Il pianto facile è una prerogativa che mi appartiene, ma solo adesso mi sembra di
averne l'amara e mai voluta conferma..
Allora ci sono le facce della gente sull'autobus. Bastano quelle, non ho bisogno delle
loro risate. Basta vederne le facce. Facce di persone che probabilmente non
conoscerò mai, eppure sono io stessa ad averle create, attirate a me, in un questi
istanti, per vederle ridere e schernire il mio pessimo, pessimo umore.
Bastano le facce, e le prime lacrime cominciano a lavare quel poco ombretto che
avevo messo per abitudine.
Ma le allontano, e ascolto una musica neutra, che mi ha accompagnato in così tanti
momenti della mia vita, che per fortuna ho imparato a farne uno scudo quasi fedele.
Ma poi il pensiero arriva comunque. Perchè tutte quelle facce e quel calore vorresti
sostituirlo con ben altro. Perchè in questo momento, il mondo lo fai tu. E vuoi che
accompagni la tua sofferenza, mostrandoti immagini che ti fanno male.
E' per questo che vedi ovunque ciò che ti ricorda lei. E' per questo che, dopo aver
resistito con una forza debole ma che non pensavi di avere, piangi vedendo che una
delle persone che ti è accanto è vestita solo di giallo e blu. Giallo e blu.
Le lacrime scendono quando il professore di filosofia parla del Tempo. Quando la
professoressa di inglese parla di ricordi. Quando durante l'ora di italiano scopri che
sono le 12 e 12 fottutissimi minuti. E ogni volta che guardi l'orologio, quei due numeri
fanno capolino, ricordandoti ciò che prima avevi dimenticato.
Non che davvero fossi riuscita a scordare quella mancanza. Ma a volte il nostro animo
la nasconde bene, ed alla minima scintilla di speranza, per un pensiero contorto e
spesso irrealizzabile, si riaccende un lume. Una candela. Come quelle che non
scorderò mai, quel pomeriggio.
Ma a volte ridi, sorridi, non ci pensi. Ed eccola. Oggi la notizia di un viaggio. Ti distrai,
per tornare bruscamente alla realtà, quando per almeno la quindicesima volta guardi
il cellulare. E scopri che come immaginavi, la realtà in certi momenti non ti stupisce
affatto e non torna indietro.
Eppure per qualche istante ti eri convinta. Dopo esserti svegliata, questa mattina,
senza comprendere perchè gli occhi ti bruciavano, eri ancora certa che nulla fosse
cambiato. Ed in alcuni momenti il tuo stesso corpo, e la mente, ti proteggono.
Ti convincono che non è successo, che te le sei immaginato. E allora per qualche
perfetto istante troppo breve, stai meglio.
E sorridi, pur solo con le labbra, e ti dici convinta, ti dici che puoi farcela. Non senza di
lei. Ma puoi farcela a riportarla da te. Perchè sei convinta che non può essere finita,
che è impossibile che sia finita così, da un giorno all'altro, senza rendertene conto.
Puoi farcela, perchè vivi al presente,e vivi come se lei fosse già qui.
Spiegatela al destino, la Legge di Attrazione.
Ditegli che deve fare come chiedo.
Ditegli di riportarla da me.
Fatemi mangiare, e fatemi passare questa nausea perenne di uno stomaco che si
ribella, di uno stomaco che non accetta e non capisce, e che vuole essere nutrito con
ben altro.
Dite alle mie dita di smetterla di accendere quel maledetto cellulare, di entrare e
uscire da quel maledetto gioco, di aggiornare queste pagine ancora e ancora.
Spiegate a qualcuno che quel bacio, così profondamente sentito per un istinto di
timore che ora ricordo bene, non era l'ultimo. Spiegatelo a me, spiegatelo a lei, o non
spiegatelo affatto.
Che quel profumo non lo sentirò in giro su qualcun altro, ma che potrò averne ancora,
su di me.
Perchè è quello che voglio. Ne voglio ancora.
Ne voglio ancora.
Perchè il Primo Giorno, è l'agonia di una routine che ti taglia i polsi con una lama
sottile, che brucia a lungo.
Ma una lama sottile, perchè è subdola e lenta, perchè si insinua ben sotto la pelle,
perchè è ancora bagnata di speranza.
La speranza che non esisterà un Secondo Giorno di agonia.
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