26 maggio 2010

L'Albero di tutte le Cose, il Seme e la Contadina [Metafora del mio amore]


 


 
C'era una volta il seme di un Albero grandissimo e meraviglioso. Era l'Albero da cui nascevano tutte le Cose, ed ogni sentimento era figlio dei suoi fiori.
Il seme cadde a terra, spesso trovando riposo, senza mai mostrare di sè più di un germoglio, finchè trovò terreno fertile, ed in sè la voglia di cambiare, e diventare qualcosa di nuovo e più bello. Voleva crescere e diventare una pianta, poi un giorno un albero.


Una contadina lo trovò lo posò in un terreno caldo e umido.
Il seme crebbe in breve tempo, così breve che la gente si stupiva di come potesse già mostrare al sole le prime foglie, e di come la grandine non sembrasse scalfirne i piccoli rami. Ed essi crebbero ancora, mentre lentamente le radici del seme entravano nella terra e diventavano sempre più forti. E la contadina ammirava la pianta, godendo della frescura che le portava, ma senza negarsi, a volte, di scalfirne la corteccia, per testarne la resistenza. E la pianta resisteva, chiudendo le ferite con la resina, più volte, senza mai chiedersi se fosse giusto o no.


Ma la contadina dimenticava di dare da bere alla pianta, e quando venne la siccità, i frutti non riuscivano più a crescere pieni e gonfi come un tempo. Nascevano piccoli e verdi, e restavano immaturi marcendo presto, sotto lo sguardo persino irritato di quella donna. La pianta, che ormai era diventata un albero, soffriva la sete, eppure aveva dissetato la contadina con i suoi frutti, quando ella ne aveva avuto bisogno.


Tuttavia, la contadina era convinta che l'albero fosse abbastanza forte per vivere da solo. Pensava che le sue radici non avessero bisogno di cure, perchè erano grandi e possenti. Lei non vedeva le radici, ma supponeva che fosse così. Dava per scontato che fosse così.


E un giorno l'albero chiese al Vento di portarlo via. Gli disse di spingerlo più e più volte, finchè un giorno durante una tempesta notturna, l'albero cadde stremato al suolo, e le sue radici emersero dal terreno duro e secco, mostrandosi per quello che erano: ormai quasi secche.


La contadina solo allora si rese conto che avrebbe dovuto dare da bere all'albero, quando era ancora nel terreno, e non tardò a portare con sè numerosi secchi d'acqua, che versò sulle radici e intorno a nuova terra dove aveva tentato di piantare di nuovo la pianta. Ma era troppo tardi. L'albero ormai era secco, l'albero aveva deciso di morire, aveva deciso di restituirsi a Madre Terra, e ricongiungersi con l'Albero che creava tutte le Cose, per diventare di nuovo seme e per cadere su un altro terreno.


Invano la contadina si prodigò per farlo vivere ancora, ma quell'albero non tornò mai più lo stesso, e alla fine lei decise di lasciarlo andare. Lo abbandonò e lo fece morire, come lui voleva. L'albero di ricongiunse alla Madre, e la contadina dovette cercare un altro seme.


Lo troverà. Certamente saprà trovare un altro seme e saprà curarlo, saprà quando avrà bisogno d'acqua. Non darà più per scontata la vita. E un giorno saprà perdonare se stessa per aver posto così poca cura in quel primo seme. E un giorno il seme saprà perdonarla per averlo lasciato morire.


Un giorno entrambi si ricongiungeranno a Madre Terra, e non ci sarà più colpa.
Saranno insieme, e daranno nuova vita.




Sylya, di nuovo un seme.

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