12 novembre 2010

Rosso e Nero

A me piacevano, quei giorni. Eravamo entrambe troppo impegnate, con troppe persone intorno, per diventare l'una il centro dell'altra. O per illuderci che potesse accadere. Semplicemente, non era nostra intenzione che accadesse. Io ero il tuo sfondo, la tela su cui disegnavi le tue fantasie di amori che non esistevano, e tu eri la mia, la mia tela su cui dipingevo l'unica compagnia che potesse darmi ascolto. Avevi i capelli neri, eri un'altra te, eri provocante, attraente, bella, ed amavi che la gente ti vedesse così. Eri in qualche modo a metà tra la certezza che la gente volesse amarti per il tuo aspetto, e la profondità che sapevo che avevi. Eri perfetta. L'unica che sapesse ascoltarmi, con cui potessi parlare, l'unica che ascoltavo così volentieri, che cercavo di aiutare più o meno attivamente. Non eri il centro, per cui non c'era bisogno di risolvere problemi tra noi, perchè i problemi erano altrove. C'era tra noi quel filo di lontananza in più, che ci permetteva di non scontrarci. Un piccolo spazio d'aria, tra me e te, che limitava i colpi e le ferite, e si lasciava usare come coperta per le ferite peggiori, perchè ancora potevamo chiuderci nell'indifferenza del "non ho bisogno di lei", e così siamo sopravvissute due lunghi anni.
Poi la tragedia. Prima la mia, ed è quasi stata una fortuna. Tu mi hai accudita, sei stata con me, mi hai accarezzata, cullata come nessuna madre avrebbe saputo fare. Non fu affatto una tragedia, a dire la verità. Non lo era. Perchè c'eri tu a compensare la mancanza dell'amore appena sconfitto, che tanto mi aveva deluso. C'eri tu, un'altra forma d'amore, affatto simile, e che quindi era l'unica a poter sopravvivere dentro di me. C'eri tu. Avevo anche bisogno di solitudine, non sempre riuscivi ad essere presente, ma in qualche modo non ne avevo bisogno.

La sottile linea d'aria restava, e solo più tardi ho scoperto che Lui era questa sottile linea d'aria.
Avrebbe dovuto restare. Non avrebbe dovuto permettere che io potessi illudermi che tu fossi 'mia'. Sei diventata parte della mia vita, e questa volta seriamente. Se prima eri la tela, ora eri il soggetto stesso, e tutti i colori che si porta con sè un disegno. Non c'era nessuno nella mia vita, e tu, che ti sei tinta i capelli di
rosso
, non avevi nessuno che potesse distrarti da me. Così abbiamo sperimentato cosa significasse diventare le protagoniste della reciproca esistenza. E i problemi. I problemi ora non erano più altrove. Sono qui davanti a noi. Non li posso battere. Non posso vincerli.
Tu non ci sei più. Com'è giusto, tu hai la tua tragedia da vivere, ora. E ci sei solo tu. Anche se mi vuoi bene. Anche se ti voglio bene. Io sono da sola. Tu sei da sola. Parliamo, e non sento nulla di quello che dici.
Sapevo che volevi uscire dalla nostra bolla, è un insopportabile silenzio che ci siamo costruite da sole. Anche io non la sopporto più, detesto respirare l'aria di chi ha troppo bisogno di se stesso, perchè mi assomiglia, e forse arriva oltre i limiti che invece io mi pongo.
Mi manchi. Mi manca quel periodo di stronzate e risate, di depressioni per motivi sciocchi, mi manchi tu, tantissimo, i tuoi saluti, i tuoi sorrisi. Adesso ci sono solo un mucchio di capelli rossi, troppa depressione, autolesionismo, troppo ego mio e tuo, poco spazio per l'altra. Non siamo più noi,
Gaia.
La tela lascia colare i colori, il disegno è distorto.
Odio i tuoi capelli.Mi manchi terribilmente.

Vedevo solo te.
Claudia.

1 commento:

  1. Questa è Claudia, Claudia che soffre, Claudia che cerca di farsi del male adesso confusa dagli altri. L'amore, l'amicizia, le persone in genere giocano brutti scherzi mia cara. Per non essere ripetitivi, cercherò di cambiare commento questa volta. Osservo il tuo blog, noto la sua evoluzione, sei in un continuo cambiamento, tempestata da più cose in contemporanea. E adesso temi la perdita di questa amica importante?

    Le persone cambiano (spesso inconsciamente), noi stessi cambiamo, bisogna farsene una ragione.

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