Oggi è stato degno di nota. Ho fatto la mia prima cosa estiva di stagione. I miei piedi hanno toccato la sabbia, e poi l'acqua, e le mani il legno del molo(?), gli occhi li ha sfiorati il sole durante un viaggio, e mi sono ricordata che cosa mi piaceva della vita, quando non esisteva "l'altra" vita.
Faccio un passo avanti; non sono sicura di riuscire a non farlo anche indietro.
Devo smetterla di sentire come mio tutto quello che sembra una parte vitale della mia mente.
Non esiste 'mio' non esiste 'tuo' nè 'suo'. Esiste il cambiamento, dopo il male, il cambiamento dopo il bene, che non è un onda da sola, che fa su e giu', ma una superficie che si muove in una tridimensionalità dinamica.
Ovvero, non temiamo la noia dello star bene.
Non è vero che peggiorerà, ma solo, cambierà.
Nel frattempo, mentre aspettiamo che il mio cervello se ne convinta, come lo spengo?
Perchè fa così male ogni volta, per ogni stronzata!?
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