Per Gabriel, che ormai aveva frequentato la Scuola di Chyan fin troppo a lungo a suo parere, i dormitori non avevano più alcun segreto –ammesso che ve ne fosse mai stato uno- e li percorreva senza nemmeno distogliere lo sguardo dalle piastrelle, raggiungendo i posti desiderati nel minor tempo possibile.
Sebbene conoscesse a memoria ogni passaggio ed ogni scorciatoia tra un corridoio e l’altro, però, lo stesso Gabriel, anche a passo veloce, impiegava parecchi minuti a raggiungere l’ala della Torre dove risiedevano gli studi dei Professori. Passò dunque parecchio tempo, da che uscì dalla sua stanza, prima che il ragazzo arrivasse, affannato e piuttosto stizzito, davanti alla porta dell’ufficio della Coordinatrice.
La porta era di legno d’ebano, al termine di un piccolo slargo tra i corridoi. Le pareti che l’affiancavano erano tutt’altro che spoglie, piene di bacheche e annunci persino più di quelle davanti alle classi, e vi si trovavano spesso volantini e avvisi delle varie Associazioni Sportive o Festività e Ricorrenze. Un piccolo tappetino arancione, della stessa tonalità delle pareti, precedeva l’ingresso di chi vi si presentasse, ed un cartellino giallo con una piccola scritta nera, era appeso al centro della porta, svelando senza esitare il perché di tanti manifesti: “Coordinatore”.
Solo un paio di sedie dall’aria scomoda accoglievano chi attendeva il suo turno, ma il ragazzo preferì sedersi per terra, riprendendo fiato lentamente. Si chiese perché mai non avesse pensato a prendere le chiavi ma, a questo pensiero, seguì quello immediatamente successivo che aveva cercato di evitare per la durata dell’intera camminata, quello della sua nuova Allieva. Digrignò i denti, ed il suo nervosismo parve aumentare, tanto che i pugni di entrambe le mani si strinsero con forza, e dovette inspirare profondamente prima di tornare più tranquillo.
Prima di entrare per la prima volta a Sadriel, i suoi problemi di autocontrollo erano stati notevoli. Bastava la minima scintilla per provocare l’irreparabile, e sua madre era piuttosto scettica riguardo ad un suo possibile ingresso nelle Scuole di Sadriel, in cui in genere ammettevano solo studenti di medio livello e semplici da gestire. Era stata lei stessa, però, ad imporgli di fare un tentativo agli esami di ammissione, sperando forse, così, di allontanare gl’incubi che ormai da anni la tormentavano. Se suo figlio fosse entrato a Sadriel come studente, il ragazzo avrebbe finalmente avuto la possibilità di trascorrere un’esistenza del tutto simile a quella dei suoi coetanei, sebbene forse un poco più prudente, ed i suoi sensi di colpa sarebbero diminuiti. Avrebbe potuto redimersi dalla colpa di aver amato “quell’uomo”, come usava definire il padre di Gabriel. O, perlomeno, di questo era convinta il giorno che andò a parlare con lo Shouma.
Una volta che ebbe ripreso fiato -e gli bastarono pochi minuti- si passò una mano tra i capelli, rimproverandosi di non aver ancora bussato. Si sollevò stancamente da terra, quindi con un paio di colpi alla porta, attese che il Coordinatore rispondesse in qualche modo. Quando la porta si aprì, tirò un sospiro di sollievo, ma il volto non fece in tempo ad ostentare un’espressione più tranquilla, sorpreso questa volta dalla persona che gli si presentò di fronte.
Ciò che più spiccava del suo aspetto, quel giorno, era però l’abito. Un vestito lungo, dalle maniche leggere e piuttosto larghe, che si chiudevano sui gomiti per poi riaprirsi verso i polsi. Disegni arcaici ne decoravano le pieghe ed i bordi, e spiccavano, neri, sul fondo arancio vivo del tessuto.
Dopo le parole di Naomi, seguì un silenzio carico di tensione, perlomeno dalla parte di Gabriel. Il ragazzo la osservava con attenzione e curiosità, ed ella lo lasciava fare senza scomporsi, ragion per cui dopo qualche istante il ragazzo si sentì in dovere di rompere il silenzio con un congedo veloce ''
Nessun commento:
Posta un commento