15 maggio 2009

Nuvole grige

Forse sono qui per quella magia.
La magia che con queste parole, cullate come ora dalle note di Eiunaudi, ti aveva fatto tornare.
Sono qui nella speranza di sentire ancora una volta quel telefono squillare.
Quel cuore battere, così lontano. Per me. Ancora una volta.
E' un filo sempre più sottile, tanto delicato, esposto al vento, in pericolo continuo. Eppure ben curato, ed entrambe, sembrerebbe, lo proteggiamo con cura, lo facciamo da mesi, ormai.
Un filo che attraversa delle campagne bellissime, quelle italiane, che attraversa posti tristi e dimenticati, che attraversa folle in delirio, bambini che dormono, anziani che ridono. Un filo che lentamente arriva fino a te e trascina da te questa musica.
Trascina da te queste parole d'amore che ti voglio regalare, cuore mio, e vorrei che non si spezzasse mai.
Eppure sono qui ad occhi semi chiusi, occhi che conoscono una recente stanchezza, occhi che vogliono vivere, occhi che desiderano i tuoi, occhi che ti cercano, occhi che ti vedono in ogni cosa, e penso a te.
Le labbra inumidite spesso e più spesso secche. Labbra che, mute, si domandano cos'è successo, questa sera. Cosa ti ha reso inquieta. Perchè cerchi la solitudine.
Labbra e occhi che si rispondono in mille maniere. Che sperano che come la volta scorsa perseverando nel desiderarlo, tornerai da loro.
Labbra e occhi che temono risposte che non gli permetterebbero di danzare insieme, l'une aperte per urlare, gli altri chiusi per non guardare.
Una testa piena di idee ed al tempo stesso vuota, senza il pensiero di te che cerca di allontanare.
Una fronte corrugata, inquieta, aspra per questa sera, e piena di domande. Anche lei.
Come me.
Lo domando a me stessa. Lo domando a Voi, invisibili lettori inesistenti.
E' peggiore l'ammalato o chi è stato ucciso dalla malattia?
E' peggiore il sofferente o chi di dolore è morto?
Da parte mia l'ho domandato spesso ai fantasmi in cui ho sempre creduto.
Non mi hanno mai risposto. Cambiavano forme colori. Non mi hanno mai risposto.
Ma in questo momento, ed è ciò che conta, amore mio, preferirei sapere di aver sbagliato per poter rimediare, piuttosto che ignorare se esista un danno, e se sia riparabile. Vorrei lo sapessi. Vorrei non pensassi che non ti capisco. Vorrei non pensassi che sono arrabbiata.
Amareggiata è la parola giusta.
Non mi importa di una bugia.
Ciò che mi importa
sei tu.
Vorrei che lo capissi..vorrei che non mi abbandonassi..
..eppure la mia immaginazione mi distrugge, mi strappa le carni, mi lacera e nemmeno lentamente.
Mi stai ferendo, ma so che non è colpa tua. Solo, non dire che è mia.
I pensieri mi vincono.
Si.
Sono debole.

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