19 agosto 2010

14.08.10 - Pensieri, parte 1

Un mito, un eroe. Parole che mi vengono in mente così, senza motivo. Un eroe è quello che ho in mente, non ha forma, non ha un viso nè una vera personalità. Io in testa ho qualcosa che non esiste. Ho in testa qualcuno che non c'è. Voglio e voglio essere qualcuno o qualcosa, e non so cosa. L'unico valore costante in questa equazione, è un 'non' ricorrente, un negare ciò che sono, un negare ciò che voglio, un non affermare, continuo, imperterrito, chiassoso eppure vuoto e silenzioso al tempo stesso. Così, come quei miei desideri. Essi, appunto, non sono nulla, perchè vogliono una cosa, e ne vogliono anche l'opposto. Vogliono buono e cattivo tempo, vogliono donna e uomo, vogliono amore e sesso, vogliono rumore e silenzio. Vogliono esprimersi eppure non vogliono parlare. Vogliono stare soli e non vogliono rimanere con se stessi. Ecco perchè vorrei semplicemente annullarmi, semplicemente sparire, non esistere, smettere di provare dolore, smettere di provare l'effimero piacere. Smettere di godere di momenti che passano, non tornano, e se ritornano è perchè sono già finiti una volta, e finiranno ancora. 
Vorrei solamente immergermi fino a diventare tutt'uno con questa voce, con queste parole, con questo 'lui' che è ciò di quanto più vicino esista alla perfezione dell'imperfezione. Alla debolezza del mio essere semplicemente una qualunque ragazza con un idolo irraggiungibile che in verità non assomiglia minimamente a se stesso, ed a ciò che 'lui' realmente è. Vorrei avere la sua voce per aiutare me stessa a diventare parte di quel mondo che posso solo immaginare, ed immaginarlo diverso da come appare in verità. Vorrei saper suonare la chitarra per nascondermi dietro quelle note, perchè c'è chi dice che la musica accompagna e culla la nostra sofferenza, ed io voglio crederci, davvero, voglio credere che sia così, voglio credere che esista qualcosa che sia in grado di annullarmi e farmi respirare ancora. Forse è per questo che non imparerò mai a suonare quello strumento, forse è perchè temo di scoprire che in verità non è affatto vero che ha il potere magico di farmi diventare invisibile.

'Lui'. Non è soltato il mito di una ragazzina. Non è soltato un capriccio, nè un modo di affermare che esisto ancora, e per dimostrare a me stessa che c'è ancora qualcosa di stabile nella mia vita, e che c'è ancora qualcosa che realmente desidero. Dev'essere la proiezione della mia mente di qualcosa che riesce a tenermi a galla, la famosa illusione Foscoliana che mi permette di evitare il pensiero ardente della morte e del tempo, che mi portano tutto via. L'essere umano è così tormentato, IO sono così tormentata, eppure delle volte mi sembra di dimenticarmelo. A volte mi dico che è tutto finito, a volte mi dico che tutto ricomincerà ma che tuttavia posso farcela, perchè fino ad ora ce l'ho fatta, perchè è solo un periodo, perchè l'adolescenza è una brutta bestia ma se la psicologia dice che passerà allora ha ragione, perchè alla fine passa a tutti.

Io metterò fine alla mia vita. Prima o poi lo farò. Magari non per mano mia, ma so che quando succederà io sarò, come dire, consenziente. So che morirò perchè vorrò morire, qualunque sia il motivo. Perchè sarò convinta che la morte sia la scelta migliore. Già lo sono, ma non è il momento, nonostante i miei sogni di annullamento ed il silenzio che chiede la mia anima terribilmente dilaniata dai venti. Il suicidio o l'accidentale suicidio, insomma, opportunità, scelte. Non sono una mente malata che farnetica di queste voci, nè una singola persona che cerca attenzioni. Almeno, non credo di esserlo, perlomeno non per i suddetti motivi. Sono piuttosto convinta che si tratti di una certezza che mi fa andare avanti, e confermarlo scrivendo, mettere per iscritto una simile volontà, mi aiuta a credere che nella mia vita avrò sempre una scelta, anche in prigionia. E' questo che si intende con libertà. La gente non capisce perchè vorrei una simile banalità tatuata sulla pelle. La gente non capisce perchè una parola così banale dovrebbe intaccare questo corpo così puro, o quello che loro credono essere una forma pura e ancora solo delicatamente intaccata. Eppure la Libertà non è un concetto banale. Si da' troppo per scontato il suo significato, ma sto scoprendo solo ora che essa non c'entra nulla con quello che ti racconta il dizionario.
Innanzitutto la libertà, il concetto puro e semplice, quello perfetto ed incondizionato, semplicemente non esiste. Non saremo mai liberi del tutto dalle catene mentali, psicologiche, fisiche, e tutto il resto. Anche il semplice fatto di aver bisogno di bere, non ci permette di raggiungere la libertà più piena. L'unico essere libero, simbolicamente, è il vento. Che non ha bisogno di nulla nè di andare in nessun posto, non pensa, non è legato alla terra, nè al nulla. Anche se forse, resta comunque un simbolo, visto che si tratta di un essere inanimato e che scientificamente parlando, se non ci fosse l'aria il vento non avrebbe ragione di esistere e perciò lui dipende da essa.

Ad ogni modo, la libertà non esiste. Sono schiava dei miei pensieri, del mio altruismo, sono schiava dell'egosimo che mi attanaglia, dell'orgoglio, dei miei genitori, dei soldi che non ho, delle voglie e dei piaceri, schiava dei dolori e di questa confusione. Sono schiava, solamente, schiava di tutto. Schiava del fatto che per essere libera non posso legarmi ad alcuna cosa. Ma schiava delle cose a cui mi lego, in un modo o nell'altro. Ecco. Il punto è proprio questo. Non esiste la libertà, quella vera.
Ma il suo nome tatuato sulla mia pelle è un invito a me stessa, che mi ricorda che non voglio raggiungere un concetto impossibile, ma che posso tendere verso di lui e che mi accompagnerà sempre, anche quando penserò di averla perduta. C'è chi disse che siamo Nati Liberi, eppure nessuna di queste persone lo era davvero, fin dal primo respiro, fin dal primo battito del suo cuore, nessuno.

"Non lasciarmi qui, mia guida di luce. Non lasciarmi qui da sola. /
Don't leave me here, my guiding light..coz'I..wouldn't know where to began.."

Una volta scrivevo molto di più. Lo so, erano solo le parole ancora inesperte di una bambina, le storie confuse di sogni che non faccio più ma che porto ancora nel cuore. Però è una crudele realtà, questa. Che ora ho paura di scrivere, forse, e che ora non riesco a concludere nulla. Che non riesco a portare a termine nessuno di quei sogni. Che non riesco ad esprimere in parole altro che sfoghi momentanei che poi finiscono su un blog che nessuno legge, o di cui a pochi importa. Non riesco a riconoscere in quel blog altro che dolore, ma la persona che sono diventata non c'è, troppo nascosta dai condizionamenti della gente. Oppure magari è solo quel poco che si vede, ciò che è rimasto di me. Forse mi sono estinta, ho dato quel che avevo, ho buttato via ciò che non serviva, e quel che restava l'ho impiegato in quelle parole. Ed ora che ogni cosa è scomparsa, che di punti di riferimento ce ne sono così pochi e così poco fermi, tutto è volato via, soffiato lontano dal vento. Sono rimaste delle radici marcie o steli che hanno bisogno di non si sa ancora quale tipo di terriccio. Voglio trovarlo prima che muoiano o possano invecchiare così, sterili e troppo tristi per avere una vita piacevole e colma di frutti.

Sto scrivendo ad oltranza, ora. Un po' perchè consciamente mi vanto di questo lavoro e so che potrebbe valere qualcosa. Un po' perchè ho bisogno di gettare da qualche parte tutti questi pensieri confusi senza fine nè inizio, ed ho bisogno di consumarli al punto di non aver più bisogno di scappare e riempirmi le giornate, per non ascoltarli. Basterebbe consumarli finchè di loro non rimanesse che qualche brandello di carne, e finalmente riposare in pace. Pian piano la rabbia verso di lui si estinguerà. La tristezza terribile della consapevolezza di non essere in grado di mantenere l'equilibrio per più di poche ore scomparirà, smetterà di esistere anche lei, anche lei sarà solo una goccia nel nulla. Vero?

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