Non sono solita scrivere più di una volta al giorno nel blog. Oggi ci ho scritto due volte. Se non fosse l'una e mezza del mattino, sarebbe la terza volta in un giorno.Volevo solo regalare a me stessa il pessimismo che si nasconde dietro ogni parvenza di felicità. Come dietro ogni momento felice, immediatamente si possa scorgere ciò che è accaduto a quella donna anziana [si, il post precedente, già]. Dietro la mia maschera c'è una tragedia.
Ma non è la mia.
Vedo la tragedia nell'esistenza di una persona, dopo una serata in cui non esistevo più, contemplando dall'esterno la vita d'un'altra.
Non ho mai visto una persona felice. Non esiste. Non esisterà mai. Esistono solo tante piccole felicità. Schopenhauer aveva ragione, questo pendolo si muove tra noia e disperazione. E solo per un istante esso sfiora l'estatico momento della felicità. L'ho scritto nel tema di maturità. E sono matura abbastanza per capire che l'uomo è un essere limitato dal Tempo. Non esiste il Piacere Assoluto. Collezioniamo tanti effimeri piaceri, e se non ci diamo la morte è perchè stiamo ancora sperando di sbagliarci.
Mi dispiace. Per la mia tragedia. Per la tua.
Mi dispiace leggere questa collezione di dolori. La mia. La tua.
Il non capirsi mai, l'essere sempre irrimediabilmente trascinati nella sofferenza, non uguale, ma ugualmente importante. La tragedia umana, quella è Assoluta.
Un giorno metterò fine alla mia vita mentre sarò felice, e il Tempo non mi farà più sua. Non ci saranno più post, nè poesie, nè parole. Il pendolo si sarà fermato. E nessuno potrà più dire che dopo l'ultimo post felice, ne seguirà uno disperatamente reale.
No, è solo un inganno. Quando sceglierò di morire, lo farò per la disperazione di sapere che tutto potrebbe andare perduto prima che lo voglia io. Sarà il mio modo di scappare dal terrore di perdere tutto di nuovo.
Morirò prima che accada.
E' un pò come decidere di non attraversare una strada per il timore di non essere investiti. E rimanere fermi, nell'immobilità del ciglio che ne limita il confine. Aveva ragione Schopenhauer. Il suicidio non serve a impedire la tragedia.
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