A pochi passi dal suo viso, annoiato dalle presenze mortali e sempre uguali della folla che lo lascia solo, tra le stelle, lui, che splende di una luce opaca ed abbastanza forte per schiarire così tanti contorni.
Di fronte ai suoi occhi chiari, di un inspiegabile ghiaccio che non si scioglie col calore delle sue parole, del suo canto, di una voce che risuona terribilmente chiara, terribilmente lontana da qualunque cosa effettivamente esistente.
Lui parlava con il grembo che da' la vita, che sapeva parlare, e vedeva nel suo viso una maschera qualunque, di un poeta che come tanti altri semplicemente piange, riuscendo a sorridere senza il timore di un collasso.
E l'altra fonte taceva, incantata, disperata perchè le parole restavano chiuse in gola.
Apriva le labbra, l'altra fonte, e lo chiamava con un silenzio simile alle grida, e lui ne vedeva la sofferenza,
senza apparentemente darsene cura, come un angelo troppo in alto per preoccuparsi dei vivi
e della loro stoltezza.
Poi, quando ormai un buco nero aveva invaso l'anima dell'altra fonte, che, sola, non riusciva a fare quell'ultimo passo che la separava dal sogno di troppi giorni,
quando ormai comprendeva che anche di fronte alla felicità l'essere umano e gettato in faccia al terrore, che lo inibisce e lo costringe a vedere l'illusione svanire,
lui e le sue mani perfette si sono avvicinati al suo viso, prendendone le guance arrossate, con un sorriso calmo, che comprendeva quel dolore.
L'uomo vuole troppo, ed il troppo chiedere, un bacio, allontana l'angelo caritatevole.
Eppure nessuno dei due si allontana con rancore.
L'angelo ha fatto del bene,
e l'uomo sopravvive,
vedendo che dove lo fermano le sue paure,
la carità del divino a volte
sa spingerlo verso l'illusione
del sogno.
Nessun commento:
Posta un commento