Avrebbe potuto essere il titolo giusto,
eppure ho preferito lasciare che fosse la voce degli altri
a dare il nome a questa riflessione.
Non più una lamentela. Non oggi. Una riflessione, appunto.
Non si tratta più di un avere un'aspettativa troppo elevata.
Mi sono arresa, il mondo non sarà mai migliore di quanto lo vedono i miei occhi.
Non si tratta nemmeno della debolezza e del dolore che le persone portano nel cuore,
nè della loro incapacità, nell'incoerenza, nella loro profonda,
sofferta, delineata forma di esseri umani.
Ogni constatazione chiama il suo contrario.
Ogni piacere chiama la noia o il dolore forte.
Quando ti ho detto che avrei voluto congelare quell'istante, sapevo che sarei finita qui a scrivere, battendo tasti per coprire i pensieri, mentre dovrei accettarli, ed ascoltarli con calore. Ti ho detto che avrei voluto congelare quel momento, perchè ero felice. Con te avrei potuto tutto, in quell'istante. Tu ed io, da sole.
Ed ora che leggo queste parole, probabilmente mi rendo conto di quanto spesso
avrei potuto pronunciarle.
Solo tu ed io, dove 'tu' ed 'io' sono ogni cosa, e nessuno al mondo.
Qualcos'altro su cui dovrò riflettere, è su come la mia testa si difenda disperatamente da ogni attacco e da ogni mancata carezza.
Abbandono, prima di essere abbandonata.
Penso, prima che siano gli altri a farlo.
Giudico, prima che lo faccia qualcun'altro.
Resto in silenzio, prima che lo vogliano gli altri.
Parlo, prima che qualcuno possa prendere parola.
Il più delle volte, la maschera che indosso
è quella di chi attacca per non essere attaccato.
Di chi piange, per non dover asciugare altre lacrime.
La maschera della paura, della difesa,
della codardia.
Leggo, oserei dire, ed in questa mente malsana,
spero che sia la corda che trascinerà qui
un'altra anima.
E come va a finire? Ecco la risposta. L'inizio. Qui sopra.
Chi non sa, non riesce a fingere per sempre.
Come me.
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